Le differenze tra regime dei minimi e regime forfettario

Prima di procedere con dettagli tecnici e utili è bene mettere in chiaro che il nuovo regime forfettario è detto anche regime dei minimi 2017. Si tratta in sostanza soltanto di un nuovo nome con cui si definisce un concetto vecchio ma al quale sono stati apportati alcuni cambiamenti con la Legge di Stabilità 2016 che ha abrogato definitivamente il precedente sistema.

In questo articolo sui regime dei minimi pubblicato dal sito euroguidance.it vediamo dunque quali sono le sostanziali differenze tra il vecchio e il nuovo sistema. Come noto, il regime forfetario è riservato alle persone fisiche che realizzano ricavi o compensi inferiori a determinate soglie, variabili in relazione all’attività esercitata, e prevede la determinazione del reddito con l’applicazione ai ricavi/compensi di un coefficiente di redditività.

Si mettono spesso a confronto il vecchio regime dei minimi e il nuovo regime forfettario perché il precedente era considerato sotto alcuni aspetti notevolmente più economico.

Innanzitutto l’imposta sostitutiva per i forfetari non rientranti nella categoria degli “start-up” è al 15%, mentre nel vecchio regime dei minimi è al 5% però, d’altra parte, il regime dei minimi era per lavoratori singoli e autonomi mentre con questo nuovo sistema è possibile anche avere dei collaboratori. In linea di massima si può dunque dire che i due sistemi possono essere considerati più o meno convenienti a seconda delle proprie esigenze.

Per chi lavora da solo, insomma, sicuramente non lo è ma per chi ha necessità di assumere collaboratori la nuova legge viene sicuramente in aiuto. Il limite, ad ogni, modo, è fissato a 5mila euro. Altre differenze sono che nel regime dei minimi la soglia di ricavi da non superare era genericamente di 30.000 euro, nel forfetario ci sono varie soglie in relazione al codice ATECO del contribuente; infine nel regime dei minimi nel caso di superamento del 50% di ricavi era prevista la fuoriuscita dal regime agevolato nell’anno dello sforamento, mentre nel regime forfetario dall’anno successivo.

Insomma, per chi guadagna davvero poco e non ha bisogno di collaboratori il regime dei minimi era decisamente più conveniente. Mentre per chi ha un reddito maggiore e desidera un aiuto è sicuramente meglio il nuovo sistema. A concludere la rassegna delle differenze ci sono altri due aspetti particolarmente importanti da conoscere.

Il costo dei beni strumentali al lordo degli ammortamenti nel vecchio regime dei minimi non doveva superare i 15.000 euro nel triennio, nel forfetario il limite è 20.000 al 31 dicembre di ciascun anno. Questo vuol dire che c’è maggior margine per acquistare strumentazioni, supponiamo per chi abbia bisogno di costose macchine per lavorare, come un fotografo o un cameraman.

La durata del regime dei minimi, infine, era di cinque anni a meno che il contribuente non avesse ancora compiuto i trentacinque anni di età, il nuovo regime forfetario è per sempre se si rispettano i requisiti di ingresso. Insomma, anche alla lunga può essere particolarmente vantaggioso questo sistema. Tanti, infatti, dopo i cinque anni si trovavano in enorme difficoltà in quanto non erano ancora riusciti a ingranare eppure si trovavano a dover pagare moltissime tasse.

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