Il ministro Minniti parla in commissione antimafia ancora del gioco d’azzardo

Quello che sembra ormai sin troppo evidente è che di gioco d’azzardo pubblico e di casino online nuovi si parla tanto, tantissimo: dai politici, alle associazioni di categoria, dagli operatori all’Esecutivo. Ognuno ha il proprio punto di vista personale e soggettivo, ma quando parlano proprio i ministri, e sopratutto in Commissione Antimafia, le orecchie devono essere “ben diritte” e bisogna ascoltare con la massima attenzione per cercare di entrare  in certi discorsi “sgradevoli” che si fanno nei confronti del mondo del gioco: discorsi che certamente si sanno non in via ufficiale, ma che prendono una veste diversa quando vengono espressi da soggetti preposti alla tutela della nostra Nazione.

Questa premessa serve per riferire sull’audizione del Ministro Minniti in Commissione Antimafia: Minniti ha confermato quello che anche la Commissione Antimafia aveva raccolto con il X Comitato. Cioè che è necessario in modo assoluto che si arrivi ad un accordo tra Stato, Regioni ed Enti Locali in Conferenza Unificata affinchè in questo accordo, quando si parla di luoghi sensibili, si tenga conto anche della presenza in alcuni territori della criminalità organizzata.

Purtroppo, sembra ormai assodato che vi sia un nesso consolidato tra gioco e criminalità e che esistano infiltrazioni mafiose sia nel gioco lecito che in quello illecito: ed a sostegno di questo il Ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha ricordato come nelle attività principali della ‘Ndrangheta ci siano le “scommesse sportive che procurano un giro di affari di tre miliardi”. Questo accordo per la riforma del gioco non solo è importante per il contrasto al gioco problematico, ma indubbiamente anche per contrastare le attività criminali che lucrano attraverso l’azzardo e le scommesse dove riescono a riciclare proventi illeciti e, nello stesso momento, produrre ingenti quantità di danaro attraverso la “gestione di pezzi della filiera del gioco”.

Anche per questo ci si augura che nelle norme che fanno parte dei punti dell’accordo sulla riforma del gioco, siano incluse risposte che ci si attende da tanto tempo e che non devono permettere all’azzardo di essere una “terra di nessuno”, consentendo che su di essa la criminalità organizzata approfitti delle falle normative, ma anche e sopratutto dei ritardi delle istituzioni. E questo si può ottenere inserendo norme specifiche nell’accordo per il riordino od in un provvedimento legislativo od in un decreto legge.

Dal canto suo il Governo ha espresso più volte la propria volontà per arrivare ad una conclusione positiva della trattativa avviata in Conferenza Unificata. Non bisogna dimenticare che Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia, nel suo intervento ai lavori della Commissione Finanze, chiamata ad esprimere il proprio parere sulla manovra-bis, ha evidenziato particolarmente l’accordo circa la riduzione di circa la metà del punti gioco in tre anni, la cui realizzazione consente un approccio diverso della questione delle distanze degli esercizi dai punti sensibili. Situazione che se non ben approcciata, date le caratteristiche delle aree centrali delle città italiane, porterebbe ad una concentrazione assolutamente non desiderabile degli esercizi espressamente nelle aree periferiche. E questo per la criminalità organizzata sarebbe veramente “come entrare nel burro”.

Forse, solo i detrattori del gioco, si auspicano la soluzione della concentrazione dell’azzardo in determinate zone, sopratutto periferiche che così non diano “fastidio” senza magari soffermarsi a riflettere che proprio nelle periferie staziona la malavita che se fosse abbinata ad una alta concentrazione di gioco d’azzardo avrebbe certamente la possibilità di avere “pascoli” sconfinati in cui spaziare…

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